Macchine di misura: sessant’anni di precisione

Ma partiamo subito essendo precisi anche noi: cinquantasette anni esatti sono passati dalla primissima comparsa delle macchine di misura sulla scena dei macchinari industriali. Possiamo infatti datarla con esattezza, per quanto riguarda i modelli cosiddetti “a coordinate”, alla Fiera Internazionale delle Macchine Utensili di Parigi, nell’anno 1959; dietro questa innovazione c’era la Ferranti, la stessa ditta inglese che nel 1951, otto anni prima, era stata la prima a lanciare sul mercato un computer industriale per utilizzo generale. Era l’inizio di una lunga storia di progresso.

Ben presto infatti l’interesse elevatissimo delle industrie più diverse per questo tipo di strumento portò moltissime aziende, in Europa, in Giappone e negli Stati Uniti, ad interessarsi al mercato ed entrarvi con prepotenza: il mercato era ricco e interessante, i clienti disposti ad investire.
Fu tuttavia soltanto negli anni ’70 che uno dei grandi protagonisti della storia di queste macchine – Sir David McMurtry, co-fondatore di quella Renishaw che è famosa ancor oggi – effettuò la rivoluzione che avrebbe modificato per sempre il settore: la scena era il cantiere per la realizzazione del Concorde, l’aereo passeggeri supersonico che era una delle meraviglie tecnologiche di quegli anni.

Il Concorde infatti montava dei motori all’avanguardia, il modello Olympus; la loro fabbricazione richiedeva un livello di precisione che le macchine di misura a sonda rigida allora in voga non erano in grado di garantire. McMurtry inventò allora un nuovo tipo di sonda tastatrice, che letteralmente scattava al momento del contatto, e permetteva così di raggiungere una risoluzione nella misura assolutamente mai vista prima. Fu questa invenzione, peraltro, a rendere concepibile la motorizzazione e l’automazione delle macchine di misura avvenuta in seguito.

E infatti nel decennio successivo McMurtry fu di nuovo una figura di enorme spicco di questa evoluzione, progettando le sonde motorizzate che oggi troviamo montate su tutte le macchine di misura a coordinate moderne: e fu proprio quella Renishaw cui abbiamo accennato prima, e di cui McMurtry era co-fondatore, a sviluppare nel tempo il cambio automatizzato delle sonde e le fondamentali sonde compatte.

La manutenzione degli impianti antincendio: cenni utili

L’installazione di un impianto a spruzzatori – o sprinkler – che tuteli i vostri uffici, o i vostri capannoni, dall’improvviso divampare delle fiamme, vi farà sicuramente e a buon diritto sentire più sicuri e protetti: al primo focolaio pericoloso, gli spruzzatori conterranno le fiamme, limitando i danni fino all’arrivo dei vigili del fuoco. Ma perchè questa protezione sia effettiva, e costante, è necessario provvedere con la massima regolarità alla manutenzione impianti antincendio: solo così infatti si potrà avere la certezza che tutto funzioni nel migliore dei modi e che il sistema sia pronto ad entrare in azione nel momento del bisogno. Ma cosa significa fare manutenzione impianti antincendio? Proviamo a capirlo brevemente insieme.

Cominciamo da un chiarimento importante: forse, in molti film, avete visto scene nelle quali alla prima fiammella pericolosa partono tutti gli spruzzatori del piano, allagandolo in pochi secondi. È sicuramente una rappresentazione molto drammatica della situazione, ma non è così che stanno le cose. In realtà, i sensori che rilevano la presenza di una fiamma sono meccanici – si tratta di una fascia a bassa temperatura di fusione che blocca l’uscita dell’acqua in ogni singolo spruzzatore – e quindi si attivano solamente gli spruzzi nelle immediate vicinanze del focolaio. Dal punto di vista della manutenzione impianti antincendio, questo è fondamentale, perchè significa che tutti gli sprinkler devono essere in perfette condizioni operative: se a non funzionare fosse proprio quello che si trova sopra il primo focolaio, questo potrebbe essere diventato troppo grande per essere spento tramite spruzzatori quando arrivasse ad attivarne anche altri, e farebbe comunque danni gravissimi nel frattempo. Scopo della manutenzione impianti antincendio è infatti quello di assicurare che le fiamme vengano spente sempre al più presto, quando sono ancora piccole, facilmente gestibili, e hanno fatto meno danni possibile.

È quindi una fase essenziale, durante le procedure di manutenzione impianti antincendio, controllare singolarmente ogni sprinkler in tutte le sue parti. Oltre al fatto che questo richiede anche la temporanea chiusura della valvola centrale dell’acqua dell’impianto, che andrà contrassegnata per ricordarsi di riaprirla appena terminato, sarà quindi necessario operare su piccoli gruppi di spruzzatori per volta, così da lasciare scoperta e priva di protezione l’area più piccola possibile: un elemento di cui sarà fondamentale tenere conto nella pianificazione della manutenzione impianti antincendio, per evitare di esporsi a rischi eccessivi. Inutile dire che, ancora più che nelle giornate comuni, in quelle dedicate alle operazioni di manutenzione bisognerà avere la massima cura e attenzione ad evitare qualsiasi comportamento pericoloso. Si tratta, in ogni caso, di operazioni complesse, ed è per questa ragione meglio affidare la manutenzione impianti antincendio ad aziende specializzate, che dispongano della competenza ed esperienza necessarie.

5 consigli per chi soffre d’insonnia

Per chi soffre d’insonnia, l’estate è una stagione particolarmente faticosa: il caldo si aggiunge ai molti altri problemi legati al prendere sonno, e le notti diventano ancora più lunghe e sgradevoli. Se però non possiamo fare nulla per il clima – a parte accendere condizionatori e ventilatori e cercare di abbassare la temperatura nella nostra stanza – possiamo invece mettere in atto qualche piccolo trucco per cercare di combattere l’insonnia su altri fronti e guadagnarci il meritato riposo. Ecco cinque suggerimenti da chi ha vinto l’insonnia: provateli, e conquisterete il sonno profondo e riposante che desiderate tanto!

1. Bevete una tisana calda un’ora prima di andare a dormire
Che si tratti di un tè, o di un’altra tisana rilassante, berne una bella tazza inizierà a mettere a riposo il vostro corpo e la vostra mente – soprattutto se scegliete una giusta miscela di erbe. Lasciate che questo sia il primo passo di un rituale: il corpo deve essere aiutato ad addormentarsi gradualmente, ad arrivare al sonno passo dopo passo, senza forzature.

2. Leggete per una mezz’oretta prima di dormire
Permetteteci una precisazione, soprattutto per i più tesi ed impegnati: non parliamo di letture legate al lavoro, o ai vostri doveri di qualsiasi tipo. Leggete qualcosa che amate, per il puro gusto di perdervi nella storia, e di staccare i pensieri da qualsiasi impegno reale. Assicuratevi di mettere un timer, però, e di non finire con il passare la notte svegli a leggere perchè il libro vi appassiona troppo!

3. Stilate una lista delle cinque cose principali da fare l’indomani
Non concedetevi più di dieci minuti: lo scopo non è farvi pensare a quanto avrete da fare domattina, ma al contrario togliervene almeno la preoccupazione e il pensiero. Per questo, rimanendo entro i tempi stabiliti, siate più dettagliati possibile: tutto ciò che si fissa sulla carta può uscire dal vostro cervello, e alleggerirvi preparandovi ad un buon sonno ristoratore.

4. Contate alla rovescia di quattro in quattro, partendo da 350
Vi sembra noioso e inutile? Perfetto: lo è. Ma vi terrà concentrati sul nulla, impedendovi di lasciare che la mente corra a pensieri sgradevoli o a preoccupazioni che possono benissimo aspettare l’indomani. Dimenticherete in un attimo i compiti che avete elencato poco prima, e inizierete a scivolare rapidamente verso il sonno.

5. Meditate
Ormai rilassati, al buio, con la testa libera da pensieri, siete vicinissimi al sonno. Quel che vi occorre è non permettere ai pensieri di riattivare la vostra mente cosciente: per farlo, iniziate a ripetere mentalmente, o sottovoce se non disturbate nessuno, una parola singola, breve, che vi aiuti a rilassarvi: può essere il classico “Om”, ma anche “Sonno” o “Quiete”. Scoprirete da soli quale funziona meglio per voi. Ripetetela fino a che non perde di significato, e non è solo un suono;

Quattro domande fondamentali per pianificare un sistema di gestione documentale

Implementare un sistema di gestione documentale è la chiave se si vuole davvero aumentare il livello di efficienza e ottenere una riduzione dei costi aziendali in maniera facile e senza investimenti troppo gravosi. Con l’aiuto di uno specialista, il passaggio alla gestione documentale diventa del tutto indolore e semplicissimo, e i vantaggi si fanno vedere da subito – per tutte le figure professionali coinvolte nell’azienda. Ma perchè questo accada, occorre una valida pianificazione dell’intero processo: eccovi quattro punti fondamentali su cui basarvi nel progettare questa vera e propria rivoluzione silenziosa del vostro lavoro!

1. Come funziona il flusso di lavoro?
Perchè il passaggio alla gestione documentale digitale porti davvero e soltanto vantaggi alla vostra azienda, un aspetto fondamentale è quello di integrarla senza intoppi nel processo di lavoro già consolidato e funzionale; scansione, indicizzazione e recupero dei documenti devono essere progettati per non rallentare il lavoro di nessuno. Dedicate quindi del tempo ad identificare chi e in quale momento dovrà occuparsi dell’acquisizione dei documenti, e quali indici saranno utili a tutti per recuperarli: è un primo passo che vi ricompenserà per sempre.

2. Chi e quando deve avere accesso ai documenti?
Lasciate spesso fatture e lettere riservate in giro per l’ufficio dove tutti possono leggerle? Crediamo proprio di no. Ma allo stesso modo, non sigillate ogni lettera di un cliente sotto chiave, o lavorare diventerebbe impossibile. Lo stesso tipo di equilibrio va applicato alla gestione documentale: dovrete definire quali sono i permessi di accesso ad ogni documento, con il vantaggio che questi saranno poi archiviati digitalmente tutti insieme, e sarà il programma a impedire accessi non autorizzati.

3. Come e dove lavorano i vostri collaboratori?
Se tutti i vostri dipendenti lavorano nello stesso ufficio, non avete alcun problema. Ma per caso avete necessità di permettere la visione di alcuni documenti anche alla vostra rete di distributori, nei loro negozi? O forse avete dei commerciali che passano la giornata in giro da clienti, e può essere loro utile accedere all’archivio dei documenti di loro pertinenza da qualsiasi luogo si trovino? E questo vale per quali documenti, e con quale frequenza? Nello scoprire le risposte a queste domande, scoprirete anche come costruire il vostro sistema di gestione documentale perchè sia utile ed efficiente.

4. In quale dipartimento avete il problema maggiore?
Può essere che arrivati a questo punto dell’analisi, per ragioni economiche o di comodità, vi rendiate conto di non poter implementare la gestione documentale in tutti i livelli dell’azienda fin da subito. Allora decidete di partire in piccolo! Identificate quale settore – forse le risorse umane, forse la contabilità, forse le vendite – trarrebbe massimo giovamento dalla razionalizzazione del flusso documentale, e organizzatevi per implementare la gestione documentale proprio in quel settore; non soltanto scoprirete che l’investimento vale assolutamente il costo e si ripaga da solo, ma conquisterete anche l’approvazione dei dipendenti, che ne proveranno con mano i vantaggi!

La cucina Sous Vide e i suoi benefici

Tra tante tecniche di cucina, è probabile che la Sous Vide sia una delle meno conosciute dal grande pubblico: in effetti, è più nota negli ambienti dell’alta cucina e degli chef, e non ha mai avuto particolare diffusione nella cucina domestica. Letteralmente, in francese, Sous Vide significa “sottovuoto”, e si tratta di una tecnica di preparazione che prevede di sigillare il cibo in appositi sacchetti di plastica ermetici e poi cuocerlo a vapore o in forno a temperature rigidamente controllate e per periodi lunghi, anche di novantasei ore. Ma seppur poco diffusa, è una tecnica di cucina che ha svariati vantaggi: proviamo a scoprirli!

Iniziamo dal perchè si dovrebbe voler cucinare del cibo sigillato in un sacchetto. La ragione è semplice: la chiusura permette al calore controllato di diffondersi in maniera perfettamente uniforme su tutta la superficie del cibo, e quindi di ottenere un alimento non solo cotto correttamente, ma anche allo stesso modo in ogni suo punto. Per questo le cotture sous vide sono così lente, a bassa temperatura – novantasei ore a cinquanta gradi, anziché una a duecento.

Secondariamente, la cucina sous vide sigilla i sapori. Il vapore che si genera all’interno del sacchetto non ne può sfuggire, e quindi tutto l’aroma delle spezie utilizzate per la preparazione rimane intrappolato e continua a concentrarsi nella fibra del cibo, permettendo di ottenere alimenti dal sapore intensissimo.

Oltre a questo, la cucina sous vide rende pressochè impossibile bruciare il cibo: la temperatura è troppo bassa, e la diffusione del calore troppo perfetta. Per strano che sembri, in effetti, è una tecnica di cucina che fa risparmiare tempo, perchè una volta avviata la cottura non occorre controllare o toccare il cibo – a differenza che con le cotture tradizionali – e quindi si può dedicare il proprio tempo a tutt’altro.

E infine, il cibo cucinato sous vide non è mai secco. La ragione è molto semplice: il cibo chiuso nel sacchetto è costantemente esposto e immerso nel vapore, e quindi rimane umido. Questo permette che, alla fine della lunghissima cottura, il cibo rimanga morbido e al giusto livello di umidità, pronto per la degustazione.

I requisiti fondamentali dei sistemi di pesatura

Lo svolgimento di un numero sconfinato di processi industriali, in ogni settore, richiede ormai necessariamente non soltanto automazione, che velocizza i tempi di lavoro, ma anche e soprattutto precisione ed esattezza, per evitare qualsiasi tipo di scarti o sprechi, che ormai rappresentano un costo non più sostenibile nell’ambiente di mercato estremamente competitivo nel quale operiamo e a cui siamo sempre più abituati. E fra gli ambiti nei quali maggiormente ci si può giovare di tale precisione ed esattezza, c’è sicuramente quello dei sistemi di pesatura industriali, che sono diventati un elemento ormai basilare di tutti i grandi impianti di produzione nei campi più diversi.

Ma per orientarsi su un mercato del quale necessariamente non è possibile essere sempre esperti, cosa si può fare? Quali sono, fra tante caratteristiche, prestazioni e specifiche tecniche, quelle fondamentali, quali i punti su cui davvero concentrarsi per assicurarsi di acquistare dei sistemi di pesatura veramente performanti e adatti alle proprie esigenze? Vediamoli insieme:

La precisione. I sistemi di pesatura elettronica industriali devono, innanzitutto, poter garantire un livello di precisione appropriato al tipo di ambito in cui vengono implementati. Se questa tolleranza potrà limitarsi a un punto percentuale in certi tipi d’industria, in altri – pensiamo al settore alimentare, o ancora di più a quello chimico o farmaceutico – la precisione dovrà essere pressochè assoluta.

La ripetibilità. I sistemi di pesatura industriali devono, necessariamente, mantenere una stabilità nei dati e nelle misurazioni restituite. Non si tratta solamente di pesare con precisione, ma di non subire stress tali da misurare in maniera diversa due pesi identici, per evitare errori, perdite di tempo, e sprechi.

La durata. I sistemi di pesatura di buona qualità hanno un costo significativo. Questo investimento è di reale valore solamente se alle ottime performance si sposa una durata nel tempo sufficiente da ammortizzarlo appieno; e per tutta la sua vita operativa, il sistema deve continuare a garantire un funzionamento preciso ed efficiente come il giorno dell’installazione.

La robustezza. Per finire, i sistemi di pesatura devono essere in grado di resistere senza danni alle condizioni operative reali in cui si troveranno ad essere utilizzati. Normalmente, si tratta di ambienti industriali, dove circolano polveri e dove gli impatti sono eventi comuni; in alcuni casi, oltre a questo vanno tenute in considerazione atmosfere aggressive e elevati rischi di ossidazione. I sistemi di pesatura migliori saranno costruiti con materiali, e metodologie, che li rendano immuni ai danni che potrebbero derivare da tali ambienti.

Ma voi, esattamente, cosa vendete?

Se vedete una persona che, in un negozio di ferramente, studia con attenzione lo scaffale dei trapani, cosa pensate voglia acquistare?

Alzi la mano chi ha detto, con tono perplesso, “Un trapano”. No: quasi, ma non è esatto, e la distinzione è importante. Quella persona, che ne sia consapevole o no, sta comprando un buco: il trapano è solamente il modo di ottenere quel buco, e cogliere le ricadute sul vostro lavoro di questo semplice concetto potrebbe trasformare la vostra azienda in un successo eccezionale. E questo vale per tutto: non vendete case, ma sicurezze, non vendete barche, ma weekend divertenti con gli amici, non vendete automobili, ma l’immagine di una persona di successo, non vendete vestiti, ma eleganza.

Spostandoci per quanto possibile dalle metafore ai crudi fatti, la domanda che dovete porvi è “Quando un cliente guarda la mia offerta – che sia un prodotto, un servizio, una soluzione – cosa vede? Cosa veramente sta cercando?”. E se vi ponete questo quesito, comincerete a rivalutare molte cose. Ad esempio, ripenserete alla vostra campagna di marketing, tutta incentrata sulle specifiche tecniche del prodotto, e vi renderete conto che chi lo acquista non le sa neppure valutare, mentre troverebbe enorme interesse nel capire quale genere di effettivo risultato permettono quelle caratteristiche. Oppure soppeserete il vostro modo di fare business, e imparerete a dare più peso a quello che il vostro interlocutore cerca, e meno a quello che voi pensate di poter fare.

Insomma, il concetto di cui rendersi conto è che la sola cosa che potete vendere – la sola cosa che valga la pena vendere, in fondo, perchè è la sola che la gente sia disposta a comprare – è quello che un cliente sta cercando. Ritornando all’esempio che abbiamo fatto in apertura, per il cliente occasionale è indifferente acquistare un trapano, farselo prestare, o che voi stessi andiate a casa sua a fare quel buco nel muro; ciò che per lui conta, quando lo incontrate, è acquistare il buco. Sta a voi trovare il modo più efficace per lui, e redditizio per voi, di accontentarlo.

Reti elettrosaldate: un prodotto, mille utilizzi

Le reti elettrosaldate fanno parte di quella categoria di prodotti che trovano applicazione in
settori talmente vari e distanti fra loro da rendere difficile credere che si tratti di un’unica
tipologia di prodotto. La ragione di tanta diffusione sta naturalmente nella loro versatilità,
dovuta alla resistenza del materiale e alla possibilità, con minime variazioni nella forma, di
adattarlo a funzioni differenti. Scopriamo insieme alcuni degli utilizzi più diffusi delle reti
elettrosaldate:

Recinzioni: Per la loro stessa natura di modularità – vengono spesso vendute in rotoli – combinata
all’eccezionale resistenza dovuta sia alla tecnica costruttiva che al materiale utilizzato,
l’acciaio, le reti elettrosaldate sono un prodotto ideale per la realizzazione di barriere e
recinzioni. Stese lungo il perimetro di un terreno possono costituire da sole un recinto efficace, e
tagliate a pannelli possono essere applicate sia a finestre esterne, sia a punti critici
all’interno, come gli sportelli bancari, in modo da costituire una difesa da ingressi indesiderati.

Sicurezza: Nel campo dell’industria, la sicurezza è un tema sempre caldo e importante. L’utilizzo di
reti elettrosaldate come elementi di copertura dei macchinari industriali è uno standard
estremamente diffuso, perchè unisce una solidità a tutta prova e quindi una protezione sia dei
macchinari che degli operai che vi lavorano alla visibilità del macchinario stesso, rendendo più
semplice monitorarne il funzionamento e gli eventuali problemi.

Magazzinaggio: Nei giusti spessori e formati, le reti metalliche possono essere utilizzate per
costruire scaffalature poco ingombranti e capaci di reggere pesi molto significativi. La possibilità
di utilizzare metalli lucidi e cromati permette perfino di utilizzare tali scaffalature in ambito di
vendita, o come elementi di arredo moderno.

Agricoltura: In campo agricolo, le reti elettrosaldate trovano molteplici applicazioni. Oltre
infatti all’ovvio utilizzo per creare recinzioni – sia per tenere rinchiusi gli animali domestici,
sia per impedire l’accesso a quelli selvatici – possono essere utilizzate come filtri per la
suddivisione dei prodotti agricoli secondo le loro dimensioni, a seconda del tipo di maglia della
rete stessa.

Edilizia: L’edilizia moderna, basata sul cemento armato, presenta diverse situazioni nelle quali,
all’interno di una soletta o nelle fondamenta, è utile inserire una robusta rete elettrosaldata a
scopo strutturale. Oltre a ciò, sempre più architetti fanno uso di queste reti a scopo ornamentale,
in pannelli o come elementi costruttivi di ringhiere e corrimano. 2- La costruzione di recinzioni
richiede un materiale solido

I droni volano più veloci delle regolamentazioni che li riguardano

Fotografi, amatori, semplici curiosi di una nuova tecnologia: si era perfino parlato di utilizzarli per le consegne di Amazon. I droni a quattro eliche sono decisamente il gadget tecnologico del momento, e sono sempre più numerosi gli acquirenti che, senza alcun tipo di esperienza – che del resto non è richiesta formalmente da nessuno – si trovano a pilotare un drone sopra i tetti delle case. Uno scenario interessante, con sviluppi potenziali assolutamente da considerare – ma allo stesso tempo, un problema di regolamentazione significativo.

Negli USA, ad esempio, l’assenza di regolamentazioni specifiche per il pilotaggio dei droni potrebbe creare situazioni inaspettate e spiacevoli. Un pilota potrebbe – spiegano gli avvocati – trovarsi denunciato per “comportamento irresponsabile” se il suo drone si schiantasse a terra in una zona popolata, o ancora per “violazione della privacy” per aver fatto riprese che includessero l’interno di una proprietà privata. Rischi dei quali sicuramente l’acquirente medio non è consapevole, e che l’assenza di qualsiasi preparazione o patentino per i piloti rende estremamente probabili. Contribuisce alla rapidissima diffusione – dalla quale dipende, in fondo, l’urgenza del problema – anche il prezzo decisamente basso dei droni stessi, i modelli più economici fra i quali, equipaggiati di videocamera, costano non più di ottanta dollari.

In parte gli utilizzatori stanno pensandoci da soli, creando gruppi che cercano di promuovere un utilizzo responsabile di questi macchinari volanti, come il NY Dron Users Group, con base a New York e 700 membri iscritti in due anni di esistenza. Ma nel frattempo accade un po’ di tutto: da droni che escono dal raggio di controllo del proprietario e vanno smarriti, a esemplari che si trovano impigliati fra i rami degli alberi di Central Park, a esemplari fatti partire dal cortile di un palazzo e schiantatisi quasi subito – con i conseguenti risarcimenti per danni in sospeso – su uno dei terrazzi del palazzo stesso. Anche per questo, le pressioni per una regolamentazione specifica e tempestiva si fanno sempre più insistenti.